O gentil donna, d’alba incoronata,
che col tuo riso rischiari il mio cammino,
sia questa aurora a te soave e grata
com’al ciel novo che succede al mattino.
Ché del tuo dolce viso la memoria
fa nel mio petto rinascere vigore,
e contro gli affanni della vita transitoria
m’arma di foco, di costanza e core.
Buongiorno a te, mia stella delicata,
che fai men greve ogni mortal fatica:
per tua virtù l’anima mia è destata,
e più non temo sorte aspra o nemica.
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